Ambiente 

Pasqua senza agnello, l’appello degli animalisti liguri: «La festa della rinascita non può diventare una strage silenziosa»

L’Osservatorio Savonese Animalista e il Partito Animalista Italiano tornano a chiedere un pranzo pasquale senza carne e rilanciano un menù ligure alternativo, tra trenette al pesto, carciofi in tegame e fiori di zucca ripieni

Anche quest’anno, pur sapendo di ripetere un appello che torna puntuale a ogni Pasqua, l’Osservatorio Savonese Animalista e il Partito Animalista Italiano scelgono di insistere su un messaggio che considerano essenziale: una festa legata simbolicamente alla rinascita, sostengono, non dovrebbe coincidere con l’uccisione di centinaia di migliaia di agnelli e capretti. Nel loro intervento i due soggetti animalisti denunciano come, in nome di una consuetudine giudicata sempre più anacronistica, circa 500 mila animali vengano macellati proprio nei giorni pasquali, nonostante una parte crescente della società mostri ormai disagio e contrarietà verso questa pratica.

Il cuore del ragionamento è tutto qui: secondo gli animalisti, dietro il pranzo tradizionale restano animali giovanissimi, spesso separati troppo presto dalle madri e avviati a una fine rapidissima dopo una vita brevissima. L’Osservatorio Savonese Animalista e il Partito Animalista Italiano spiegano di avere volutamente evitato immagini crude di mattatoi e macellazioni, pur ricordando che quelle scene esistono e raccontano una realtà che molti preferiscono non guardare. La scelta, questa volta, è stata invece quella di mostrare l’opposto, cioè la serenità che ogni cucciolo dovrebbe poter vivere, a prescindere dalla specie.

Nel comunicato, però, non c’è soltanto l’accusa verso una tradizione ritenuta crudele. C’è anche il tentativo di leggere un cambiamento sociale che, nella loro interpretazione, sta già prendendo forma. I due gruppi sottolineano infatti che il consumo pasquale di carne di agnello e capretto sarebbe in progressivo calo e leggono questo dato come il segnale di una sensibilità diversa, maturata per ragioni etiche, culturali ma anche economiche. A loro giudizio cresce il numero di persone che scelgono un’alimentazione vegetariana o vegana, oppure semplicemente più attenta al benessere animale, e proprio da qui potrebbe partire una trasformazione più profonda del modo di vivere la Pasqua.

È su questo terreno che l’appello si fa più concreto. L’Osservatorio Savonese Animalista e il Partito Animalista Italiano invitano infatti a compiere un gesto semplice ma simbolicamente forte: portare in tavola un menù senza carne. E a rafforzare questa proposta c’è anche il “Menu di Pasqua 2026” allegato al comunicato, tutto costruito su piatti della tradizione ligure e su ingredienti del territorio. L’idea è chiara: dimostrare che rinunciare ad agnello e capretto non significa rinunciare al gusto, ma semmai recuperare una cucina contadina e locale fatta di olive taggiasche, basilico, asparagi, carciofi, zucchine trombetta, patate quarantine e olio della Riviera Ligure.

Nel menù proposto compaiono un antipasto di olive, le trenette al pesto con patate e fagiolini, il risotto con asparagi e piselli, i fiori di zucca ripieni, i carciofi in tegame e il cundijun, con la chiusura affidata agli amaretti di Sassello e ai chinotti di Savona. Piatti che il documento presenta come alternative pienamente pasquali e perfettamente radicate nella tradizione gastronomica ligure, fino all’indicazione finale per i bambini: l’uovo di Pasqua, meglio ancora se di cioccolato fondente.

Il messaggio conclusivo degli animalisti è che nessuna tradizione dovrebbe essere sottratta al giudizio della coscienza, soprattutto quando comporta una sofferenza evitabile. Per questo l’Osservatorio Savonese Animalista e il Partito Animalista Italiano chiedono di trasformare la Pasqua in un’occasione di rispetto, consapevolezza e compassione, sostenendo che il cambiamento passi anche da scelte individuali apparentemente piccole, come ciò che si decide di mettere nel piatto. In questa lettura, la vera novità non è tanto l’ennesimo appello, ma il fatto che sempre più persone sembrino ormai disposte ad ascoltarlo.


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